martedì 9 aprile 2013

TEST PSICOLOGICI: USI ED ABUSI


I primi test psicologici sono nati all'interno degli ospedali e dei manicomi con lo scopo di studiare la malattia mentale e la criminalità, due realtà che in passato erano considerate similari .
Grazie agli studi di Alfred Binet (creatore del primo test d'intelligenza), agli inizi del ‘900 i test hanno subito una grande trasformazione e si sono adeguati agli standard statistici e sperimentali propri di uno strumento scientifico.
Il primo largo uso di test lo ritroviamo nel periodo della seconda guerra mondiale quando erano usati per la selezione dei soldati ed il loro orientamento verso specifiche mansioni.
Nel dopo guerra i test trovarono poi applicazione nelle industrie per la selezione del personale. 
Al giorno d’oggi esistono innumerevoli strumenti in grado di valutare l’individuo sotto molteplici aspetti. I test più diffusi sono questionari con brevi domande a risposta chiusa (a “crocette”) dove la somministrazione risulta più rapida, pratica e precisa.
I test possono essere raggruppati in due grandi categorie:
- Test cognitivi: valutano le competenze della persona (ad esempio i test d'intelligenza per stabilire il quoziente intellettivo);
- Test di personalità: indagano clinicamente le variabili caratteriali della persona (ad esempio il test delle macchie di Rorschach).

I test che mi è capitato di usare sono anche quelli più diffusi in ambito clinico in Italia:
 - Test del di Wartegg: test di personalità che si avvale del disegno;


 - Test dell'albero, test della famiglia, test della figura umana: test grafici usati principalmente con bambini;
- MMPI - Minnesota Multiphasic Personality Inventory: test di personalità dove ci sono alcune affermazioni alle quali il soggetto deve rispondere vero o falso, a seconda se sia in accordo o disaccordo con la frase letta;


- WAIS - Wechsler Adult Intelligence Scale: test cognitivo per misurare il quoziente intellettivo dell'adulto.


Molti si chiedono perché sia necessario ricorrere ad un test per valutare la personalità di un individuo ed effettuare indagini psicologiche.
Si ricorre ad un test principalmente per ridurre gli errori di valutazione, che potrebbero essere determinati dal punto di vista e del tipo di personalità di chi somministra il test, e per equiparare i risultati ottenuti con standard statistici generali. 

Spesso mi capita di trovare su giornali  sedicenti test di personalità che in quattro crocette delineano il tuo profilo psicologico: ti dicono se sei aggressivo o un gran tenerone, se il tuo carattere è adatto a far di te un manager di successo o un viaggiatore solitario. 
Niente di più lontano da un vero test psicologico, i test che troviamo su i giornali non hanno nessuna valenza scientifica, sono solo dei giochi per passare un po’ di tempo.

Un vero test psicologico infatti ha come retroscena una base teorica di riferimento dalla quale si parte per la sua elaborazione, inoltre prima di mettere di in campo il reattivo vengono fatte complesse valutazioni statistiche che riguardano elementi come  l’attendibilità e la validità dello strumento stesso.  

Secondo la legge italiana solo Psicologi e Psichiatri possono somministrare test di valutazione della personalità o test cognitivi (legge 56/89). Tali professionisti infatti possiedono le competenze psicometriche e cliniche necessarie per una corretta somministrazione del test e per la successiva elaborazione dei dati.
Che cosa accade invece? Molto spesso i test vengono somministrati da professionisti non abilitati al rilevamento di un profilo di personalità , ma in questo caso di tratta di  “esercizio abusivo della professione” perseguibile per legge.
A questo proposito mi viene in mente la frase dello psicologo Piaget:
“La sfortuna degli psicologi è che tutti noi crediamo di essere un po’ psicologi”.  

Per i professionisti che vogliono approfondire l'uso dei test nelle indagini psicologiche consiglio la lettura del libro di Lucia Boncori "Teoria e Tecniche dei test" (Edizioni Bollati Boringhieri).

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