lunedì 27 maggio 2013

INTERVISTA DAL MONDO La figura dello psicologo oltre l'Italia

In Italia si sa: vai dallo psicologo perché sei matto! Ammetto che questa sia una grande generalizzazione, ma non credete anche voi che molti la pensino ancora così?
Ho mal di denti e vado dal dentista, ho la dermatite ed ecco pronto un dermatologo, soffro di ansia e ... mi nascondo, ho paura di chiedere aiuto, spesso il medico di famiglia mi prescrive un farmaco.
Perché non mi rivolgo ad un esperto che possa aiutarmi come lo faccio per qualsiasi altro problema?
Lascio per ora la questione in sospeso e v'invito a leggere i risultati della mia indagine. 

Ho elaborato un'intervista sulla figura dello psicologo nel mondo e l'ho somministrata ad alcuni amici che vivono o hanno vissuto all'estero. Ecco alcuni dati raccolti.

Alessandro, 36 anni, insegnante, nato in Italia, vive da 6 mesi in Estonia 
- In Estonia come è vista la figura dello psicologo?   
Rispetto al passato, c'è stato un incremento delle utenze e i giovani sono più informati ma, nonostante ciò, in Estonia andare dallo psicologo è troppo costoso, un lusso che possono permettersi in pochi. La cura che non riguardi meramente il "corpo" passa quindi in secondo piano, ed è cosa rara. Se a ciò si aggiunge la "vergogna" che molti provano nell'ammettere di essere in cura da uno psicologo (specialmente i maschi adulti), gli estoni non vantano di certo il primato in Europa dei fruitori di questo genere di servizio. Nelle scuole pubbliche è sempre presente comunque lo psicologo, che lavora a fianco dei docenti.
- Credi che ci siano differenze con l'Italia, se si quali?
Dire che vai dallo psicologo in Estonia è ancora più un “tabù” che in Italia

Flavio, 37 anni, ingegnere, nato in Italia, vive da 8 anni in Germania.
- In  Germania come è vista la figura dello psicologo? 
In sé non è vista male. E’ da notare però un fenomeno recente, di cui si occupa talvolta anche la stampa nazionale: alla figura dello psicologo si sta spesso sostituendo quella del “coach”. I professionisti del “coaching” molto spesso sono gli stessi psicologi.
Inoltre in Germania se richiedi al tuo medico di famiglia una prescrizione per un ciclo di sedute e poi te ne avvali effettivamente, questo ciclo di sedute verrà obbligatoriamente inserito nel tuo dossier. Potenziali datori di lavoro, o coloro che in futuro potrebbero decidere su una tua promozione, hanno diritto a chiedere accesso al tuo dossier. Il fatto di aver avuto bisogno di sostegno psicologico può seriamente pregiudicare la tua carriera. Detto questo, e ripetuto che quello appena descritto è un fenomeno recente, in ambienti come la scuola o l’università i servizi di assistenza psicologica sono radicati, piuttosto ben organizzati ed efficienti. Anche efficaci? Questo non sono in grado di dirlo.
- Credi che ci siano differenze con l'Italia, se si quali?
Non mi sembra che in Italia si abbia paura di un danno alla propria carriera professionale se ci si rivolge ad un terapeuta, forse perché l’accesso ai “dossier sanitari” dei cittadini da parte dei datori di lavoro ancora non è previsto dalla legge. La cosa alquanto singolare è che nessuno in Germania confonde lo psicologo con lo psichiatra – entrambe le figure professionali sono ben viste; mentre in Italia ancora si parla di “medici dei matti”, mi pare.
Emanuele, 37 ani, sales manager, nato in Italia, vive da 8 anni in Thailandia.
- In Thailandia come è vista la figura dello psicologo?
In Thailandia l'approccio con la psicologia è molto diverso rispetto all'Italia. Le persone hanno un modo di pensare che non si avvicina nemmeno lontanamente a quello Italiano. Ci ho messo tanti anni per poter accettare la loro mentalità ed è difficile spiegare il loro modo di pensare.
Natalia, 35 anni, insegnante di tango, nata in Argentina, vive in Argentina, ha vissuto 10 anni in Italia.
- In Argentina come è vista la figura dello psicologo?
È molto importante. 
- Credi che ci siano differenze con l'Italia, se si quali?
Ci sono alcune differenze: in Argentina quasi tutti vanno dallo psicologo o ci sono andati, è una cosa molto comune. Penso invece che in Italia non sia così, infatti quando vi abitavo ho conosciuto poche persone dicevano di fare o aver fatto terapia.
Lavinia, 40 anni, insegnante di yoga, nata in Brasile, vive da 5 anni in Italia 
- In Brasile come è vista la figura dello psicologo?
In Brasile solo le persone ricche vanno dal psicologo. Nelle università viene fornita assistenza per le persone povere, ma molti neanche si rendono conto che possono andarci .
- Credi che ci siano differenze con l'Italia, se si quali?
In Italia è più facile e normale andare dal psicologo rispetto al Brasile.

Ai lettori riflettere su quanto letto.
A presto nuovi aggiornamenti.
Grazie

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